-->

Ruolo del Selenio in caso di malattie croniche

03 Giugno 2021

Leggendo i dati disponibili in letteratura si deduce che il selenio, un micronutriente essenziale, ha un effetto protettivo su sistema cardiovascolare, diabete e alcuni tipi di cancro, oltre a esercitare un ruolo importante nelle malattie infiammatorie, nelle infezioni virali e nell’infertilità.

La relazione tra questo nutriente e la salute umana è però complessa, perché dipende dai suoi livelli di base, dalla dose e dalle forme di integrazione.

Sebbene il contenuto di selenio nel sangue sia usato come principale biomarcatore, esso rappresenta solo un'esposizione a breve termine, mentre, in termini di studi epidemiologici, le unghie dei piedi hanno più valenza nel determinare lo stato nutrizionale giacché riflettono esposizioni a lungo termine e, rispetto alle unghie delle mani e ai capelli, la possibilità di esposizione alla contaminazione esterna è minore.

Una serie di studi osservazionali prospettici ha mostrato una possibile relazione non lineare tra lo stato di base di selenio e l'incidenza di malattie cardiovascolari e, all'interno di uno stretto intervallo di concentrazione ematica pari a 55-145 μg/L, la concentrazione di questo nutriente ha mostrato una significativa associazione negativa con il rischio.

Uno studio controllato e randomizzato, ha mostrato livelli base bassi di Se nelle donne incinte nel Regno Unito, con aumento del rischio di ipertensione indotta dalla gravidanza, mentre il trattamento con Se come lievito selenizzato (60 μg/die) riduceva notevolmente il rischio.

Secondo un altro studio sui cittadini anziani svedesi, l'integrazione a lungo termine con lievito arricchito in selenio (200 μg/die) e coenzima Q10 ha ridotto la mortalità cardiovascolare e aumentato la funzione cardiaca: nell’analisi dei dati si è capito che il nutriente gioca un ruolo nella protezione del cuore solo nelle persone con bassi livelli di Se basale (≤ 85 μg / L).  

Tra i tanti risultati degli esperimenti randomizzati e controllati, se ne trovano diversi incoerenti e, quindi, l'effetto protettivo è ancora da dimostrare completamente. I soggetti con basse concentrazioni di selenio basale sembrano quelli che potrebbero beneficiare della sua integrazione.

Diversa invece la situazione nel diabete di tipo 2, dove, se a uno stato selenio basso l’integrazione sembra non avere effetti negativi, in popolazioni ben nutrite sembra potenzialmente aumentarne il rischio di insorgenza. Lo studio sulla prevenzione nutrizionale del cancro (Npct) ha dimostrato che l'integrazione di lievito selenizzato (200 μg/giorno) aumenta l'incidenza di diabete tipo 2 in soggetti con i più alti livelli di selenio basale (>121,6 ng/mL).

Diversi studi hanno già dimostrato i benefici di una integrazione sui disturbi della tiroide autoimmune. Una revisione sistematica e metanalisi di 16 studi controllati ha dimostrato che l'integrazione di selenio riduce significativamente i livelli di autoanticorpo tiroideo in pazienti con tiroidite autoimmune cronica e, nonostante le raccomandazioni si estendano solo ai pazienti con oftalmopatia di Graves, l'integrazione di selenio è ampiamente utilizzata dai medici per altri fenotipi tiroidei.

I dati epidemiologici suggeriscono che la carenza di selenio è positivamente correlata alla prevalenza di aterosclerosi, artrite reumatoide e infezioni virali, tutte malattie che hanno in comune uno stato di infiammazione cronica. Per definire relazioni più precise tra questo nutriente, il processo infiammatorio e queste specifiche patologie sono necessari però studi più clinici e preclinici, a oggi ancora scarsi.

Stesse conclusioni se si analizza la letteratura disponibile sulla relazione tra selenio e tumori, anche perché i meccanismi chiave in questo caso devono ancora essere identificati. L'effetto chemio-preventivo del selenio è stato dimostrato in molti modelli sperimentali e la combinazione di selenio con la terapia oncologica convenzionale, in particolare la chemioterapia e le radiazioni, ha ottenuto risultati incoraggianti sia negli studi preclinici che in una serie di studi sull'uomo. Sembra quindi che il selenio aumenti l'efficacia anti-cancro della chemioterapia e delle radiazioni e alcuni esperimenti hanno scoperto che l’integrazione può essere utile nel proteggere dalla tossicità e dagli effetti collaterali della radioterapia e della chemioterapia.

Si raccomanda un'assunzione minima di 40 μg/die, mentre i sintomi di carenza, tra cui perdita di immunità, infezioni virali e barriere riproduttive, sono evidenti quando l'assunzione è inferiore a 11 μg/die. Le caratteristiche cliniche della tossicità, o selenosi, sono fragilità e perdita di capelli e unghie, disturbi gastrointestinali, eruzione cutanea, alito d'aglio, affaticamento, irritabilità, cheratosi, rachitismo e disturbi del sistema nervoso, e appaiono con un’assunzione di selenio di 900 μg/die.

Silvia Ambrogio

Bibliografia

  • Food sources of selenium and its relationship with chronic diseases. Nutrients 2021, 13(5), 1739.
  • Effects of long-term selenium supplementation on the incidence of type 2 diabetes: a randomized trial. Ann. Intern. Med. 2007, 147, 217–223.
  • Supplemental selenium and coenzyme Q10 reduce glycation along with cardiovascular mortality in an elderly population with low selenium status. A four-year, prospective, randomised, double-blind placebo-controlled trial. J. Trace Elem. Med. Bio. 2020, 61, 126541.
  • Supplemental vitamins and minerals for Cvd prevention and treatment. J. Am. Coll. Cardiol. 2018, 71, 2570–2584.

 

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…