Malattie infiammatorie croniche intestinali: ecco il decalogo alimentare

09 Ottobre 2023

Avere una malattia infiammatoria cronica intestinale (o Mici) non significa dover rinunciare al gusto a tavola, anzi: la dieta amica dell’intestino può e deve essere varia, bilanciata e buona. Lo hanno sottolineato gli esperti dell’Associazione Amici Italia in occasione della Terrasini Event Night 2023, evento di beneficenza organizzato dallo chef Giuseppe Costa, insieme ad altri 10 chef che hanno ottenuto la stella verde’ della sostenibilità.

Dalla frutta e verdura ricca di fibre solubili, meglio se cotta e senza buccia, al pesce e carni magre condite con olio d’oliva a crudo: sono tanti i cibi amici del microbiota, senza sottoporsi a restrizioni alimentari inutili. 

 “L’alimentazione ha un ruolo cruciale nella gestione delle Mici”, spiega Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia. “Nella colite ulcerosa e malattia di Crohn una valutazione corretta dello stato nutrizionale e un supporto per le corrette indicazioni alimentari sono imprescindibili. In questi casi, adottare una dieta appropriata può fare la differenza tra il benessere e il disagio: le scelte alimentari possano influenzare direttamente i sintomi e la qualità della vita dei pazienti, che devono essere supportati e orientati per saper scegliere i cibi da preferire o evitare nelle diverse fasi di malattia, durante le riacutizzazioni e nei periodi di remissione”.

Per aiutare i pazienti nelle scelte, gli esperti hanno raccolto in un decalogo le regole base della dieta nelle fasi in cui le Mici non danno sintomi e gli accorgimenti da seguire in caso di riacutizzazioni. Si tratta di indicazioni generali, che devono essere personalizzate dal medico in base alle esigenze specifiche del singolo paziente.

“Rinunciare a intere categorie di alimenti e privarsi inutilmente di alcuni cibi può provocare carenze nutrizionali e perfino portare a galla veri e propri disturbi del comportamento alimentare”, specifica Maria Cappello, responsabile dell’ambulatorio dedicato alle Ibd della Uoc di gastroenterologia ed epatologia del Policlinico di Palermo.  “Le indicazioni devono essere personalizzate e modulate in relazione alla fase di malattia, attiva o in remissione, complicata o no, senza dimenticare che l’alimentazione è anche convivialità, piacere della tavola. È importante che i pazienti non perdano questo aspetto del nutrirsi”.

Di seguito, il decalogo messo a punto dagli esperti di Amici:

Nelle fasi di “calma” della malattia

  1. Preferire le proteine magre del pesce, che fornisce i grassi ‘buoni’ Omega-3, e del pollame, cucinate in maniera semplice; sì anche ai tagli magri del manzo e alle uova.
  2. Assicurarsi un buon apporto di fibre solubili da frutta e verdura, meglio ancora se cotte e senza buccia; se sono ben tollerate, si può incrementare un po’ l’introito di fibre includendo alcuni cibi più ricchi di quelle insolubili come la frutta secca o i cereali integrali come l’avena.
  3. Utilizzare sempre l’olio extravergine d’oliva come condimento, limitando e se possibile eliminando il burro e altri grassi solidi.
  4. Scegliere preparazioni semplici, evitando le fritture o le pietanze molto elaborate, dando la precedenza a piatti con un numero limitati di ingredienti; acquistando cibi al supermercato, assicurarsi che siano privi di additivi come le maltodestrine, i solfiti, il biossido di titanio o di addensanti come la carbossimetilcellulosa e i carragenani.
  5. Bere acqua in abbondanza al posto di bibite zuccherate, alcol e bevande che contengono caffeina come tè o caffè

Nelle fasi acute e con sintomi
Il fabbisogno proteico aumenta nelle fasi di infiammazione: pesce, pollame, manzo in tagli magri possono essere consumati ma senza aggiungere grassi nella preparazione, così come le uova sode o il tofu.

  1. No ai cereali integrali e ai legumi, sì a pietanze ‘morbide’ che includano fonti di amido con meno di due grammi di fibre per porzione e a vegetali ben cotti, come il purè di patate o le mele cotte, o alla frutta morbida come le banane mature; da evitare i vegetali crudi, la frutta secca e i semi.
  2. Limitare tutti i grassi a parte l’olio d’oliva, di cui ci si possono concedere fino a otto cucchiaini da tè al giorno.
  3. Introdurre probiotici e prebiotici, calcio e vitamina D attraverso il consumo di latte scremato e semmai privo di lattosio.
  4. Mangiare più spesso e porzioni piccole, evitando sempre i cibi che sappiamo possono scatenare i sintomi e ricorrendo a eventuali supplementi su indicazione del medico.

Nicola Miglino

 

 

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