Villa denuncia la convinzione errata e ampiamente diffusa secondo cui una diagnosi precoce sia sempre sinonimo di prevenzione, o che sia possibile "comprare, se non l'immortalità, almeno una lunghissima vita in buona salute". La giornalista smonta questo equivoco, sottolineando che "Di cattiva prevenzione ci si può anche ammalare". Esempi di questo consumismo sanitario includono gli inviti accattivanti a fruire di "pacchetti prevenzione" o le esortazioni da parte di celebrità a controlli periodici.
La buona prevenzione, al contrario, si basa su abitudini sane e pochi controlli mirati, la cui efficacia è provata dalla scienza.
L'impatto di questo consumismo non è solo a carico del portafoglio e della psiche del paziente – che deve valutare attentamente il delicato rapporto tra rischio e beneficio – ma è, soprattutto, deleterio per la sanità pubblica. Il sistema rischia infatti di collassare sotto il peso di richieste non necessarie, evidenziando come l'approccio orientato al consumo finisca per danneggiare l'intera collettività.
