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Si tratta di una particolare popolazione di vescicole extracellulari in grado di mediare l’interazione tra le cellule attraverso gli acidi nucleici e le proteine in essi contenuti e che possono essere trasferite alle cellule vicine grazie a processi di endocitosi mediati da antigeni di membrana. Questa capacità fa sì che possano svolgere un ruolo fondamentale nella regolazione di processi sia fisiologici, sia patologici, modificando i network regolatori della cellula.
Presentato a Roma da Nutrizione medica - Unione italiana food, associazione confindustriale che riunisce le aziende che si occupano di nutrizione medica in Italia, “Nutrizione Medica: più forza alla cura”. Il documento vuole porre alle istituzioni una questione irrisolta da anni che riguarda l’accesso agli alimenti a fini medici speciali, a carico del paziente o parzialmente rimborsati solo in alcune Regioni.
L’inserimento nella dieta di alimenti arricchiti in fitosteroli o di integratori a base di queste molecole può consentire di risolvere l’eccesso di rischio associato a modesti aumenti della colesterolemia Ldl. Altre sostanze utili in questa direzione sono il riso rosso fermentato, il beta-glucano e la berberina.
Negli ultimi 5 anni, sono stati pubblicati più di 800 articoli da autori italiani concernenti l’uso di probiotici, e di questi un centinaio sono studi clinici, confermando una posizione di primo piano per la ricerca italiana. Nuovi ceppi sono allo studio, appartenenti sia a specie già in uso, sia a specie meno note, aprendo quindi nuove prospettive di sviluppo e nuovi settori d’applicazione, come la salute microbiologica del cavo orale, la salute dell’apparato uro-genitale dell’uomo e della donna o l’eradicazione dell’Helicobacter pylori.
In un settore in forte crescita, la sfida per le aziende leader è di competere per qualità, innovazione ed esperienza puntando poi su informazione e formazione degli operatori sanitari, nutrizionisti e farmacisti in primis, e del cittadino, per un uso consapevole dei prodotti.
Negli ultimi anni, l’incidenza delle patologie neurodegenerative sta aumentando in maniera esponenziale nei paesi industrializzati dove si parla di una triplicazione dei casi di Alzheimer da qui al 2050. In quest’ottica di emergenza socio-sanitaria, l’eventuale disponibilità di sostanze che aumentino le difese naturali del cervello, rallentando la morte dei neuroni e prevenendo l’insorgenza di patologie cognitive, è sempre più rilevante.
