Salute cardiovascolare, nuovo studio conferma benefici dei cereali integrali

21 Luglio 2021

Una dieta ricca di cereali integrali a discapito di quelli raffinati migliora notevolmente il profilo di rischio cardiometabolico, secondo uno studio pubblicato di recente sul Journal of nutrition. La ricerca, condotta da un team del Jean Mayer Usda human nutrition research center on aging presso la Tufts University di Medford, nel Massachusetts, ha valutato come il consumo di cereali integrali e raffinati influisca su cinque fattori di rischio cardiovascolare: circonferenza vita, pressione arteriosa, glicemia, trigliceridi e c-Hdl.

Sono stati utilizzati i dati della Framingham heart study offspring cohort. Su 3.100 partecipanti presi in esame, prevalentemente di etnia caucasica ed età intorno ai 50 anni all’inizio ella raccolta dati, si è indagato, per un totale di 18 anni di follow-up,  sugli effetti benefici del consumo di cereali integrali rispetto ai raffinati.

Due i gruppi studiati, ciascuno diviso in quattro sottogruppi sulla base delle quantità consumate. Per gli “integrali” si andava da chi consumava meno di mezza porzione al giorno a chi tre o più (indicativamente, una porzione poteva essere rappresentata da una fetta di pane integrale, mezza tazza di fiocchi d'avena o mezza di riso integrale). Per i “raffinati” da meno di due porzioni giornaliere a più di quattro. Il check veniva fatto a intervalli di quattro anni.

I risultati finali indicano come un maggior consumo di cereali integrali si associ, per ogni intervallo di 4 anni, a minori aumenti di circonferenza vita (1,4 vs 3,0 cm nella categoria a consumo più alto vs quella a consumo più basso), glicemia a digiuno (0,7 vs 2,6 mg/dL)) e pressione sanguigna sistolica (0,2 vs 1,4 mm Hg). L’effetto è risultato più evidente nelle donne. Benefici si sono riscontrati anche su trigliceridi e c-Hdl, ma non sono risultati statisticamente significativi.

Al contrario, tra chi consumava cereali raffinati, si sono avuti maggiori incrementi di circonferenza vita (2,7 vs 1,8 cm, rispettivamente per i sottogruppi a consumo più alto e più basso) e minore diminuzione della concentrazione di trigliceridi (-0,3 vs -7,0 mg/dL).

Gli alimenti maggiormente consumati dal gruppo “integrali” erano pane e fiocchi d’avena. Per i “raffinati”, pane bianco e pasta.

"I nostri risultati evidenziano come il consumo di cibi integrali apporti diversi benefici per la salute, oltre ad aiutarci a mantenere o perdere peso con l'avanzare dell'età”, commentano gli Autori. “Vediamo, infatti, che chi mangia più cereali integrali riesce, nel tempo, a controllare meglio glicemia e pressione sanguigna, proteggendosi così da possibili eventi cardiovascolari. Sono diverse le ragioni alla base di questi effetti. Innanzitutto, la presenza di fibre nei cereali integrali può avere un effetto saziante. Magnesio, potassio e gli antiossidanti possono, poi, contribuire ad abbassare la pressione sanguigna. Le fibre solubili, in particolare, possono infine avere un effetto benefico sui picchi di zucchero nel sangue dopo i pasti".

Tra i limiti dello studio segnalati, il carattere osservazionale, che non consente conclusioni di legame diretto causa/effetto, e il fatto che le indicazioni sui consumi derivassero da dichiarazioni spontanei dei soggetti coinvolti.

Nicola Miglino

 

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