Ruolo protettivo del licopene in caso di malattia epatica

02 Aprile 2024

L’utilizzo del licopene come integratore, da solo o in combinazione con altri alimenti, potrebbe presto rivelarsi una strategia utile per contrastare la steatosi epatica. A suggerirlo, i dati di uno studio osservazionale, da poco pubblicato su Nutrients, condotto da un gruppo di ricerca dell’Irccs Saverio de Bellis di Castellana Grotte (Ba). Ce ne parla Rossella Donghia, prima firma del lavoro.

D.ssa Donghia, da quali premesse nasce l’idea del vostro studio?

L’idea nasce da osservazioni epidemiologiche basate sull’aderenza alla Dieta mediterranea, che nel territorio del sud est barese, è ancora molto alta. Questa aderenza si traduce con un largo consumo di prodotti a base vegetale. Un esempio semplice è la salsa di pomodoro, e/o i pomodori che sono tra gli alimenti alla base della piramide alimentare. Quindi, l’idea era quella di valutare come un antiossidante quale il licopene, presente sia nella salsa di pomodoro, cotta e, quindi, molto biodisponibile, che nel pomodoro, potesse avere un ruolo protettivo nei confronti di patologie epatiche molto diffuse.

Che tipo di ricerca avete condotto?

L’Irccs “S. de Bellis” di Castellana Grotte ha la fortuna di avere a disposizione le informazioni derivanti da studi epidemiologici che si sono susseguiti nel tempo. A livello scientifico si tratta di un vero e proprio tesoro che ci consente di valutare le abitudini alimentari, ma anche l’andamento nel tempo di patologie largamente diffuse nella popolazione. Infatti, questo lavoro è basato su uno studio osservazionale, su una coorte chiamata Nutrihep.

Quali evidenze sono emerse dall’analisi dei dati?

Abbiamo potuto verificare come il licopene derivante dal pomodoro, sotto forma di salsa e a fresco, abbia un ruolo molto protettivo nello sviluppo della malattia epatica, ovvero fegato grasso e alcolico. Inoltre, abbiamo calcolato quale potrebbe essere la dose ottimale giornaliera per avere l’effetto migliore, pari a 9,50 mg.

Quali i limiti dello studio?

L’unica limitazione, è che si tratta di uno studio osservazionale. Come scritto nell’articolo, in futuro per dimostrare ulteriormente questi dati, sarà necessario condurre studi interventistici al fine di testare direttamente l’effetto di questa molecola e poterla, chissà, consigliare nelle diete sotto forma di alimento o integratore.

Quali conclusioni se ne possono trarre?

Possiamo affermare che i prodotti della nostra terra di origine vegetale si riconfermano essere estremamente utili ed efficaci per la prevenzione anche di malattie molto complesse. Questo studio conferma ulteriormente che una dieta variegata e, soprattutto, equilibrata basata sui prodotti nella nostra terra, ha un ruolo protettivo nei confronti di molte condizioni patologiche.

Quali scenari di aprono su questo fronte e quali i filoni di ricerca più promettenti da indagare?

Il futuro è sicuramente in analisi molecolari complesse. Pertanto, riuscire a testare l’efficacia di questa molecola su grandi numeri e successivamente valutarne i sottoprodotti e come questa agisca a livello molecolare, fa sperare nell’individuazione di nuove vie metaboliche coinvolte nei processi derivanti dalle assunzioni alimentari.

Nicola Miglino

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