Per oltre vent’anni il pomodoro non è stato studiato come alimento, ma come veicolo di un singolo nutriente: il licopene. Le nuove evidenze impongono però un cambio di prospettiva. Il pomodoro è una matrice bioattiva complessa in cui carotenoidi (licopene, fitoene, fitofluene, β-carotene), polifenoli (acidi clorogenici, rutina, naringenina, acidi fenolici), vitamine (A, C, E), tocoferoli e fitosteroli agiscono in sinergia. Sul piano biochimico, questi composti convergono su pochi pathway chiave: inibizione della segnalazione NF-κB e della produzione di citochine pro-infiammatorie, attivazione delle vie antiossidanti Nrf2-dipendenti, modulazione di PPARγ e Srebp-1c nel tessuto adiposo, e protezione delle Ldl dall’ossidazione. È questa orchestrazione, non la singola molecola, a spiegare gli effetti osservati.
Il tema dello spreco alimentare rappresenta una sfida cruciale a livello globale, con impatti significativi sull'ambiente e sull'economia. Tuttavia, ciò che un tempo era considerato semplicemente un "rifiuto" sta emergendo oggi come una risorsa preziosa, in grado di contribuire non solo a ridurre gli sprechi, ma anche a migliorare il profilo nutrizionale degli alimenti e supportare un modello di economia circolare. Secondo i dati Eurostat 2024, ogni anno nell'Unione europea vengono sprecati quasi 59 milioni di tonnellate di cibo, una cifra enorme che equivale al 14% del cibo totale prodotto. Una quota significativa di questo spreco (19%) è attribuibile alle materie prime scartate dalle industrie agroalimentari. Si tratta di elementi come bucce, semi e pellicole che vengono esclusi dalla catena commerciale per ragioni di lavorazione o minore accettazione da parte dei consumatori. Eppure, queste matrici di scarto sono sorprendentemente ricche di composti altamente nutrizionali, come fibre e antiossidanti, spesso presenti in quantità superiori rispetto al prodotto che prosegue lungo la filiera.
Il pomodoro è una fonte rilevante di composti bioattivi, in particolare polifenoli e carotenoidi, da tempo al centro dell’interesse scientifico per i loro effetti favorevoli sulla salute. Alla luce dell’attenzione crescente verso strategie nutrizionali che favoriscano il controllo glicemico, soprattutto nella prevenzione e nella gestione del diabete di tipo 2, comprendere come questi composti interagiscano con gli alimenti ricchi di amido assume un’importanza strategica.
L’utilizzo del licopene come integratore, da solo o in combinazione con altri alimenti, potrebbe presto rivelarsi una strategia utile per contrastare la steatosi epatica. A suggerirlo, i dati di uno studio osservazionale, da poco pubblicato su Nutrients, condotto da un gruppo di ricerca dell’Irccs Saverio de Bellis di Castellana Grotte (Ba). Ce ne parla Rossella Donghia, prima firma del lavoro.