Che cosa significa davvero “gut health”? Il termine è ormai entrato stabilmente nella ricerca scientifica, nella pratica nutrizionale e nella comunicazione di probiotici, prebiotici e alimenti funzionali, ma finora mancava una definizione condivisa. A fare chiarezza è un consensus dell’International scientific association for probiotics and prebiotics (Isapp), pubblicato nei mesi scorsi su Nature reviews gastroenterology & hepatology.
L’obesità può associarsi a una condizione apparentemente paradossale: la carenza di ferro. Nonostante un apporto calorico spesso adeguato o persino eccessivo, le persone con obesità presentano, infatti, un rischio maggiore di alterazioni del metabolismo del ferro. Alla base vi sarebbero, tra gli altri fattori, l’infiammazione cronica di basso grado e l’aumento dell’epcidina, l’ormone che svolge un ruolo centrale nella regolazione dell’omeostasi del ferro. Una revisione sistematica pubblicata su Nutrients ha analizzato gli effetti di tre diversi pattern alimentari (dieta mediterranea, dieta chetogenica e digiuno intermittente) sul metabolismo del ferro negli adulti con obesità. Gli autori hanno incluso nella sintesi qualitativa 38 studi, evidenziando differenze e punti di attenzione, ma anche un elemento trasversale: la perdita di peso sembra contribuire di per sé al miglioramento dello status del ferro, attraverso la riduzione dell’infiammazione e dei livelli di epcidina.
Alla luce delle ricerche più recenti, la fibra alimentare non può più essere interpretata come un elemento inerte volto a facilitare il transito intestinale, ma va inquadrata come un modulatore sistemico capace di intercettare i principali driver patogenetici dell'endometriosi: iperestrogenismo, permeabilità intestinale, infiammazione peritoneale e stress ossidativo. Agisce così da ponte tra salute gastrointestinale e microambiente pelvico, lungo quello che si delinea come un asse intestino-pelvi.
In collaborazione con l'Associazione medici endocrinologi (Ame)
Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento della terminologia in ambito di patologia epatica, da NAFLD (steatosi epatica non alcolica) a MAFLD (steatosi epatica associata a disfunzione metabolica), fino alla più recente MASLD (malattia epatica associata a disfunzione metabolica) [1]. Per alcuni aspetti tali condizioni risultano sovrapponibili e l’insulino-resistenza ne rappresenta un importante fattore patogenetico [1].