Il microbiota intestinale è la chiave di volta per comprendere la risposta al cibo di ciascuno di noi. Non può esserci, perciò, un unico tipo di dieta da raccomandare a tutti ma le indicazioni nutrizionali vanno personalizzate. Queste le conclusioni di uno studio internazionale, pubblicato su Nature Medicine, che, unico nel suo genere, ha analizzato nel dettaglio la composizione del microbiota intestinale di oltre 1.000 partecipanti, correlandolo alle loro abitudini alimentari e a marker cardiometabolici del sangue, facendo così emergere uno stretto legame tra dieta, popolazione microbica intestinale e salute.
Proclamata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 2010, indicata dalla Fao come uno dei regimi alimentari più sostenibili del pianeta, promossa dall'Oms quale modello nutrizionale del futuro, la Dieta Mediterranea rappresenta una ricetta che tiene insieme gusto e salute, etica e dietetica, essere e benessere, cultura e identità. Perché è uno stile di vita che valorizza il rispetto del cibo e della sua origine, la convivialità, la stagionalità, la biodiversità, la lotta allo spreco, l'educazione alimentare, la vita attiva, il paesaggio. Snobbata nei decenni scorsi, perché considerata retaggio di povertà, da qualche tempo è stata ampiamente rivalutata, non solo per gli effetti positivi che ha sulla salute, ma anche perché è buona, varia e al centro di tradizioni, feste e riti che affondano le radici in una storia millenaria. Insomma, la Dieta Mediterranea è la punta di diamante del made in Italy alimentare.
Quasi la metà dei campioni analizzati con residui di pesticidi. Nella frutta oltre il 70%. L’89,2% dell’uva da tavola, l’85,9% delle pere e l’83,5% delle pesche sono campioni regolari con almeno un residuo e, tra i campioni esteri, individuati una bacca di Goji con ben 10 residui e tè verde con 7 residui provenienti dalla Cina. Questi alcuni dei principali risultati dell’edizione 2020 di “Stop Pesticidi”, il rapporto elaborato da Legambiente in collaborazione con Alce Nero, reso pubblico lo scorso dicembre.
Sono la moda del momento, con un mercato in crescita continua. Intorno ai cosiddetti superfood continua ad aleggiare un mito di salute e benessere legato all’alto contenuto di vitamine, minerali e fibre che ne disegna il quadro di un prodotto benefico e scevro da rischi. A indagare il percepito del consumatore ci ha pensato l’Istituto per la valutazione del rischio tedesco, il BfR che ha da poco reso noti i risultati di un’indagine condotta la scorsa estate tra 1.000 cittadini tedeschi, nata proprio con l’obiettivo di sondare la percezione che in Germania le persone comuni hanno di tutto ciò che ruota intorno al termine superfood.