Dai salumi “cancerogeni”, al famigerato olio di palma. Dai misteriosi “zuccheri aggiunti”, al temutissimo sale. Oggi il cibo sembra più un nemico da cui difendersi che uno dei grandi piaceri della vita. Questo anche a causa del marketing, che sui temi dell'alimentazione si fa sempre più aggressivo, e della proliferazione di studi e articoli allarmistici che di scientifico hanno ben poco.
“Ingredienti denominati estratto di Curcuma longa con curcumina al 95% non possono essere impiegati perché nuovi alimenti ex reg. 2015/2283 e, pertanto, gli integratori alimentari che li contengono non sono commercializzabili”.
Le aziende alimentari, con l’intervento delle istituzioni, devono ridurre la quantità di sale, seguendo le indicazioni più volte ribadite dall’Organizzazione mondiale della sanità. Questo l’appello lanciato da Meno Sale Piu Salute, il gruppo di lavoro Sinu (Società italiana nutrizione umana) coordinato da Pasquale Strazzullo e Giulia Cairella, in occasione della Settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale, in calendario dal 15 al 21 maggio da Wassh (World action on salt, sugar and health). Obiettivo: richiamare l’attenzione sulla necessità di ridurre il contenuto di sale nei prodotti trasformati e nella ristorazione collettiva.
Le maltodestrine, una polvere bianca, insapore e idrosolubile, sono sempre più apprezzate dalle industrie alimentari come riempitivo e texturizzante, ma sono presenti anche in molti integratori. Oltre a essere un additivo alimentare, sono comunemente usate come placebo/controllo orale negli studi di intervento nell'uomo. Si parla di maltodestrine perché ne esistono di due tipi: la maltodestrina digeribile, o Mdx, e quella resistente alla digestione, o Rmd.